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Di nuovo in pista!

Quindi lasciamo di nuovo l’Europa! Non vedo l’ora!
Gli ultimi mesi sono stati duri, ma dopo la pioggia torna sempre il sole – e il sole ci piace un sacco 🙂
Ormai alla Grande Nave Veloce ci ho fatto l’abitudine – anche lei ci piace un sacco. Ma non ci sono tanti compagnetti di viaggio, a parte un paio di vecchie glorie davvero belle. E poi giù, a capofitto verso sud con la solita pausa felice di Tarfaya.Ehm… non senza ostacoli, però. Ecco che all’improvviso il cambio fa un suono liquido da gloppita gloppita. Mamma e Papà si spaventano subito e ci fermiamo per un controllo veloce a Guelmin. È bello avere amici sparsi un po’ ovunque nel mondo – ci dicono di stare tranquilli e continuare  in quarta. Non male, considerando che ci aspettano un migliaio di km alla massima velocità di 80 mk/h… Ma noi non siamo mai di fretta!
È stato un gran bel giro, con fiori e verde ovunque dopo le pesanti piogge invernali. E poi casa. Dakhla, eccoci qua (di nuovo). Una cucciolotta ci sta aspettando ma prima devo andare dal dottore. Eccolo… Ho un po’ paura… Non mi farà male, vero?

 

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Tanto tempo fa…

… in una terra lontana lontana, mi ritrovai per una hamada oscura, che la diritta via era smarrita.

Le mie ruote non avevano mai incontrato rocce così dure. Attraversavano il mio cammino come onde e la notte era nera come la pece. Non sapevo proprio dove andare ma per fortuna davanti a me c’era un’altra macchina a indicare sicura la via. Io correvo e correvo. Roccia dopo roccia. Pietra dopo pietra. Nel cuore del deserto senza sapere dove fosse la strada di casa.

E poi ci siamo fermati. Pareva nel mezzo del nulla ma c’era una luce. E un fuoco caldo. E una haima. E voci amichevoli, e saluti, e il te.

E così ci siamo seduti, abbiamo bevuto il te, abbiamo parlato nella notte sotto le stelle. Oh mamma… quante stelle possono esserci nel cielo? Quante che non ho mai visto prima? E le chiamano in modo diverso ma brillano della stessa luce… E così non sono le Pleiadi ma Thuraya (ecco da dove viene il nome del telefono satellitare!). E non é la Via Lattea ma il Cammino di Santiago (se stai parlando spagnolo) o la via del mercante di paglia (se stai parlando arabo).

Parliamo e tutt’intorno a noi ci sono ombre che si muovono nell’oscuritá. Ma non bisogna temere: lenti e gentili questi fantasmi prendono la forma di cammelli che tornano per la notte e un po’ di cibo. Mamma e Papà ricevono latte di cammella appena munto. È caldo… é schiumoso… è buono! E si fa il pane. È ora di levare la maggior parte della brace e di mettere un po’ di sabbia fredda sulla cenere per abbassare la temperatura. Dal nulla salta fuori una pagnotta cruda e appiattita che subito finisce sulla sabbia, al centro del focolare.

Davvero???
Davvero!

Non resta che ricoprire tutto con altra sabbia, un po’ di brace tiepida e lasciare che il calore faccia il suo lavoro. Vedrai che la brace si solleva – il pane sta cuocendo. E poi lo tiri fuori, lo passi con la mano ed é pronto da mangiare (e no – non un solo granello di sabbia che resti attaccato!). Caldo, morbido, saporito.

Il pancino é pieno. La mente é libera.
Potrebbe esserci momento migliore per fare la nanna?

 

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Bagno di sabbia

Si è vero, è un po’ che non scrivo 🙂 È che tra un giretto e l´altro ci prende la pigrizia!

Abbiamo passato due giorni davvero belli, difficile raccontare tutto ma tre sono le cose che rimarranno belle chiare a lungo nella nostra memoria.

Giorno 1. Seguendo una vecchia pista della Parigi-Dakar su una hamada sconfinata e  sassosa siamo arrivati al letto – oramai secco – di un grande ouadi. Una patch di sabbia molle ci separa dall’altra sponda – a dirla tutta è meglio che la brutta acquina che abbiamo trovato a Foum Zguid 🙂 🙂
Ci fermiamo per andare a piedi a vedere dei tumuli preislamici. Ci facciamo una passeggiata piacevole. Ci sono delle grandi e vecchie acacie – sono incredibili, piegate e modellate dal vento dopo anni e anni di dura vita sono ancora lì ad accogliere uccelli, farfalle o qualsiasi altra forma vivente in cerca d´ombra. È qui che incontriamo due dromedari: mamma e “piccolo” di circa un anno sono allo stato brado, nessun marchio, nessuna clip all’orecchio, niente… Probabilmente si sono persi prima di essere marchiati e vivono nel loro ambiente naturale. Con pazienza e sussurrando alla femmina la mia guida si avvicina e le accarezza il naso… avevamo giá visto dromedari nel deserto ma questi, da soli in quella situazione, mi hanno proprio colpito.
Proseguiamo il nostro giro e finalmente ci fermiamo per il campo. Qualche ora di meritato riposo.

Giorno 2. Facendo un ampio giringiro ci ritroviamo sulla sponda sud dello ouadi di ieri e dobbiamo attraversare. Papà ripassa le manovre di guida nella sabbia. Abbiamo già sperimentato la mia abilità nel procedere da sola nella sabbia: prima ridotta, diff-lock on, via il piede dalla frizione, dolcemente e senza accelerale – e mi inizio a muovere nei solchi creati da qualcuno non molto tempo fa. Procedo…. è il momento che tutti scendano e mi alleggeriscano. Papà mi cammina di fianco, muovendo dal finestrino lo sterzo di tanto in tanto per darmi sicurezza e la direzione principale… io faccio il resto. Inizia una salita… non ce la faccio… mi fermo… dobbiamo tornare indietro e cercare un´altro passaggio.
È qui che proviamo il passaggio dello ouadi incontrato ieri. Ci fermiamo poco prima, guardiamo, controlliamo la sabbia, quei solchi che corrono come dei binari. Una volta messe le mie ruote dentro dobbiamo seguirli fino alla fine. Un sospirone… 1, 2, 3 … diff-lock… prendiamo velocità e inizio a correre sui binari. La sabbia molle aumenta, rallento, non riesco a procedere… mi fermo. 🙁 Papà mette le ridotte, in prima prova di nuovo a partire ma la sabbia è moto soffice…
Beh, la faccio breve: ho fatto il bagnetto nella sabbia 🙁
I signori hanno deciso quindi di fermarsi per pranzo sotto una di quelle belle e ospitali acacie e riposare prima di iniziare a spalare e tirarmi fuori! Dopo pranzo si valuta il da farsi. Mi sollevano una ruota alla volta, mi sgonfiano le gomme… sono di nuovo in “piedi”! Riproviamo ma non riusciamo ad avanzare sulla salita… chiediamo alla nostra guida di prendere il volante e di tirarci fuori e lui con fare deciso ci porta al di là dell´ostacolo 🙂 Lo sguardo mio e di Papà è quello di Al-ḥamdu lillāh (Grazie Signore Grazie) Tutta arte che entra, abbiamo imparato tanto e soprattutto siamo usciti dalla sabbia 🙂 🙂 !!!

Non potrò mai dimenticare gli occhi di quel pastore. Anziano, la pelle arsa dal sole, il saluto Salaam-Alaikum  (la pace sia su di voi). Le rughe sul viso svelate solo quando si é tolto il turbante. Ci ha chiesto dell’acqua e dell’acqua ha ricevuto. I suoi occhi brillavano increduli. Non solo due europei (e un cane) alle 2.30 del pomeriggio, su una Land Rover, gli hanno dato dell’acqua in mezzo al deserto ma… l’acqua era fredda! Una luce si è accesa, non poteva far trapelare, non ha detto nulla ma si capiva che è stato un qualche cosa di particolare, quasi mistico. Mi immagino che torni al suo campo e provi a raccontare agli amici. Nessuno che gli crede e l’acqua che nel frattempo è diventata calda 🙂
Penso che per tutti noi questo sia stato il miglior momento della giornata… Forse dell’anno! Uno sguardo così intenso di gratitudine, una pace interiore nel gesto di donare l’acqua… sono queste le cose che mi fanno venire voglia di stare laggiù (nel deserto) sempre di più…

 

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