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La patoncina volante

Un giorno i miei signori arrivano con una cosapelosa e mi dicono “Ciao Pat, questa è Dot e sarà la nostra patoncina da ora in avanti”. Io ci sono rimasta di stucco. Io voglio bene a Lampe, il patone da cui prendo il nome (Pat-one). Non ero sicura di come avrei dovuto comportarmi con questa nuova cosa qui. Avrei dovuto essere brava e amichevole oppure difendere il nome del Patone contro questa piccola intrusa pelosa?

Credo che anche lei sia stata un po’ perplessa e timorosa. All’inizio nemmeno si fidava a seguire mamma e papà quando le dicevano di saltare su anche lei per partire tutti insieme. Che noiosa….!!! E anche dispettosa, maledizione. C’era proprio bisogno di stare male tutte le volte, al primo saltino o alla prima curva? Cioè… insomma… non è che a me facesse proprio piacere eh…

Poi, piano piano, abbiamo iniziato a conoscerci meglio. Il Patone ci ha messo lo zampino (uno dei tre buoni) perché le ha insegnato un sacco di cose e mi ha detto che posso volerle bene perché lui non se la prende. E Dot si è calmata un sacco, ha iniziato a capire che di me si può fidare e anzi adesso mi considera la sua cuccia mobile, una casetta che la porta in posti sempre nuovi tutti da scoprire. Ora non serve nemmeno che mamma e papà le dicano che è ora di andare: durante le soste la portiera resta aperta e Dot può fare quel che vuole, saltando dentro e fuori per scoprire il mondo con i suoi signori oppure tornare a fare la nanna. A me piace prendermi cura di lei. Soprattutto adesso che ha smesso di stare male!!!

E poi ha dimostrato di essere anche lei una super-patoncina: non è da tutti volare dal secondo piano (ma-come-ci-sei-riuscita???!!!) senza farsi assolutamente niente! Mi sa che anche qui qualcuno ci ma messo lo zampino (anzi, forse più di uno….). Brava eh. Ma anche basta 🙂

 

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Di nuovo in pista!

Quindi lasciamo di nuovo l’Europa! Non vedo l’ora!
Gli ultimi mesi sono stati duri, ma dopo la pioggia torna sempre il sole – e il sole ci piace un sacco 🙂
Ormai alla Grande Nave Veloce ci ho fatto l’abitudine – anche lei ci piace un sacco. Ma non ci sono tanti compagnetti di viaggio, a parte un paio di vecchie glorie davvero belle. E poi giù, a capofitto verso sud con la solita pausa felice di Tarfaya.Ehm… non senza ostacoli, però. Ecco che all’improvviso il cambio fa un suono liquido da gloppita gloppita. Mamma e Papà si spaventano subito e ci fermiamo per un controllo veloce a Guelmin. È bello avere amici sparsi un po’ ovunque nel mondo – ci dicono di stare tranquilli e continuare  in quarta. Non male, considerando che ci aspettano un migliaio di km alla massima velocità di 80 mk/h… Ma noi non siamo mai di fretta!
È stato un gran bel giro, con fiori e verde ovunque dopo le pesanti piogge invernali. E poi casa. Dakhla, eccoci qua (di nuovo). Una cucciolotta ci sta aspettando ma prima devo andare dal dottore. Eccolo… Ho un po’ paura… Non mi farà male, vero?

 

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Tanto tempo fa…

… in una terra lontana lontana, mi ritrovai per una hamada oscura, che la diritta via era smarrita.

Le mie ruote non avevano mai incontrato rocce così dure. Attraversavano il mio cammino come onde e la notte era nera come la pece. Non sapevo proprio dove andare ma per fortuna davanti a me c’era un’altra macchina a indicare sicura la via. Io correvo e correvo. Roccia dopo roccia. Pietra dopo pietra. Nel cuore del deserto senza sapere dove fosse la strada di casa.

E poi ci siamo fermati. Pareva nel mezzo del nulla ma c’era una luce. E un fuoco caldo. E una haima. E voci amichevoli, e saluti, e il te.

E così ci siamo seduti, abbiamo bevuto il te, abbiamo parlato nella notte sotto le stelle. Oh mamma… quante stelle possono esserci nel cielo? Quante che non ho mai visto prima? E le chiamano in modo diverso ma brillano della stessa luce… E così non sono le Pleiadi ma Thuraya (ecco da dove viene il nome del telefono satellitare!). E non é la Via Lattea ma il Cammino di Santiago (se stai parlando spagnolo) o la via del mercante di paglia (se stai parlando arabo).

Parliamo e tutt’intorno a noi ci sono ombre che si muovono nell’oscuritá. Ma non bisogna temere: lenti e gentili questi fantasmi prendono la forma di cammelli che tornano per la notte e un po’ di cibo. Mamma e Papà ricevono latte di cammella appena munto. È caldo… é schiumoso… è buono! E si fa il pane. È ora di levare la maggior parte della brace e di mettere un po’ di sabbia fredda sulla cenere per abbassare la temperatura. Dal nulla salta fuori una pagnotta cruda e appiattita che subito finisce sulla sabbia, al centro del focolare.

Davvero???
Davvero!

Non resta che ricoprire tutto con altra sabbia, un po’ di brace tiepida e lasciare che il calore faccia il suo lavoro. Vedrai che la brace si solleva – il pane sta cuocendo. E poi lo tiri fuori, lo passi con la mano ed é pronto da mangiare (e no – non un solo granello di sabbia che resti attaccato!). Caldo, morbido, saporito.

Il pancino é pieno. La mente é libera.
Potrebbe esserci momento migliore per fare la nanna?

 

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